
Pochi suoni si riconoscono all’istante come il crepitio nitido e rotolante delle nacchere. Chiudete gli occhi e probabilmente le sentite già: quel trillo rapido di legno che sembra danzare nell’aria insieme a una gonna che volteggia e a una chitarra infuocata.
Per molti visitatori, le nacchere sono il suono stesso della cultura spagnola. Eppure la loro vera storia è molto più ricca, antica e sorprendente di quanto si immagini.
In questa guida raccontiamo da dove vengono le nacchere, quale ruolo hanno davvero all’interno del flamenco, che differenza c’è tra quelle appese nei negozi di souvenir e gli strumenti professionali che salgono sul palco, e dove potete godervele dal vivo in uno spettacolo di flamenco autentico a Barcellona.
Le nacchere, in spagnolo castañuelas, sono uno strumento a percussione formato da due conchiglie concave unite da un cordoncino. Chi le suona fa passare il cordoncino sul pollice e percuote le conchiglie con le dita, ottenendo di tutto: dal singolo schiocco secco a un rullo continuo e travolgente.
Tradizionalmente venivano intagliate in legni duri come l’ebano, il palissandro, il granadillo o il legno di melograno. Il nome spagnolo, del resto, viene da castaña, castagna, per la forma e il materiale delle prime versioni.
Oggi molti professionisti preferiscono nacchere in tessuto pressato e resina, che garantiscono maggiore durata, un suono costante e resistenza all’umidità. Tre qualità preziose per chi si esibisce sera dopo sera.
Un paio di nacchere suona in modo leggermente diverso in ciascuna mano, ed è voluto. Quella dal tono più acuto, chiamata hembra (femmina), va sulla mano destra e disegna il dettaglio ritmico più fine. Quella dal tono più grave, il macho (maschio), sta sulla sinistra e scandisce il battito fondamentale. Questo dialogo tra voce acuta e voce grave regala al suono delle nacchere la sua profondità e la sua trama inconfondibili.
Ecco un dettaglio che sorprende quasi tutti: le nacchere esistono da migliaia di anni, molto prima che nascesse il flamenco. Strumenti a percussione fatti di conchiglie, ossa o legni accoppiati compaiono già nelle culture egizia, greca e fenicia. Ai Fenici viene attribuito il merito di aver portato le prime versioni dello strumento nella penisola iberica più di duemila anni fa, dove ha messo radici e si è evoluto.
Nel corso della storia spagnola, le nacchere si sono intrecciate a fondo con le tradizioni popolari regionali. Molto prima che il flamenco nascesse in Andalusia tra Settecento e Ottocento, erano già protagoniste di danze come la jota aragonese, le sevillanas di Siviglia e i fandangos diffusi in tutta la penisola.
La danza classica spagnola, la cosiddetta escuela bolera, ha elevato l’arte delle nacchere a disciplina accademica, con tecniche codificate che si insegnano nei conservatori.
Il flamenco le ha adottate più tardi, e con una certa prudenza. I puristi discutono da sempre sul loro posto in quest’arte, perché il flamenco delle origini si reggeva su voce, palmas (il battito ritmico delle mani), gioco di piedi e, col tempo, chitarra.
Le nacchere sono entrate nel flamenco soprattutto attraverso la danza teatrale e classica spagnola nel corso del Novecento, grazie a figure leggendarie che hanno sfumato i confini tra flamenco e danza spagnola stilizzata.
Nessuna storia delle nacchere è completa senza gli artisti che le hanno trasformate da accessorio folcloristico a strumento da virtuosi.
La Argentina (Antonia Mercé) rivoluzionò la danza spagnola a inizio Novecento e trattò le nacchere come una vera voce musicale, capace di sfumature, dinamiche e fraseggio, ben oltre il semplice rumore.
Carmen Amaya, la leggendaria bailaora nata a Barcellona, portò il suo fuoco gitano sui palcoscenici internazionali e mostrò al mondo che il flamenco poteva incantare tanto Parigi quanto Hollywood.
Lucero Tena andò ancora oltre: eseguì concerti per nacchere con orchestre sinfoniche, dimostrando che queste piccole conchiglie di legno potevano stare alla pari di qualunque strumento classico.
Antonio Ruiz Soler, noto semplicemente come Antonio el Bailarín, incantò il pubblico con un lavoro di nacchere di velocità e precisione sbalorditive, consolidando il loro posto nel flamenco teatrale.
Questi pionieri hanno fissato il vocabolario tecnico ed espressivo che i ballerini di oggi continuano a sviluppare sui palcoscenici di tutto il mondo, compresi gli intimi tablaos di Barcellona.
Guardare un ballerino o una ballerina suonare le nacchere mentre esegue una coreografia complessa lascia davvero senza parole.
Le mani producono cascate di ritmo, i piedi martellano contrattempi e il corpo mantiene le linee eleganti della postura flamenca. Per arrivarci servono anni di allenamento dedicato.
I colpi fondamentali della tecnica sono questi:
Golpe: un colpo unico e simultaneo di entrambe le nacchere, che sottolinea i tempi forti.
Carretilla: il celebre rullo, ottenuto facendo tamburellare in rapida successione le quattro dita della mano destra sulla hembra, di solito chiuso con un colpo di pollice.
Postizo (o choque): far battere le due nacchere una contro l’altra davanti al corpo, per un accento brillante.
Pasillo: alternare colpi singoli tra mano sinistra e destra, creando ritmi di camminata.
La vera sfida sta nel coordinare questi colpi con i complessi cicli ritmici del flamenco, il famoso compás. Stili come le sevillanas, i fandangos de Huelva, i caracoles e le eleganti guajiras sono la casa naturale delle nacchere, dove la loro articolazione brillante esalta il carattere festoso o lirico della musica.
Negli stili più profondi e solenni, come la soleá o la seguiriya, le nacchere compaiono di rado: lì la tradizione preferisce la forza nuda della voce, della chitarra e del gioco di piedi.
Se avete passeggiato lungo Las Ramblas a Barcellona, avrete sicuramente visto nacchere colorate appese nei negozi di souvenir, spesso dipinte con fiori o ballerine di flamenco. Sono un ricordo delizioso, e portarne un paio a casa come memoria del viaggio è un’ottima idea.
Le nacchere professionali, però, appartengono a un altro universo. Realizzate a mano da artigiani specializzati, sono accordate con precisione, abbinate per tonalità e costano dagli 80 euro a diverse centinaia.
I musicisti seri le scelgono come un violinista sceglie il proprio archetto: provando il tono, il rimbalzo e la voce di ogni paio. I grandi costruttori spagnoli riforniscono generazioni di ballerini, e molti artisti possiedono più paia in tonalità diverse per adattarsi ai vari repertori.
Se vi viene voglia di imparare, gli insegnanti consigliano in genere di iniziare con nacchere in tessuto pressato di fascia media anziché con quelle decorative in legno: un suono uniforme e un peso comodo rendono la pratica molto più gratificante.
È una delle domande più frequenti tra i visitatori, e la risposta sincera è no. Le nacchere compaiono nel flamenco in modo selettivo, a seconda del repertorio che ogni artista sceglie di portare in scena. Uno spettacolo di tablao tradizionale costruito attorno al cante jondo può farne a meno del tutto, concentrandosi sul dialogo essenziale tra cantaor, chitarrista e ballerino.
Altre serate, soprattutto quelle che includono sevillanas, caracoles o brani di influenza classica spagnola, mettono in mostra un lavoro di nacchere spettacolare.
Questa variabilità fa parte della natura viva del flamenco. Ogni sera è diversa, ogni artista porta il proprio repertorio e l’improvvisazione plasma ogni esibizione. Il flamenco autentico funziona come una conversazione tra artisti che si sviluppa in tempo reale.
Quando le nacchere arrivano, arrivano come scelta artistica deliberata, e vederle dal vivo, a pochi metri di distanza, è un’esperienza che nessuna registrazione può restituire.
Per capire davvero la forza della percussione flamenca, che si tratti di nacchere, palmas o del tuono dello zapateado, niente batte uno spettacolo dal vivo in uno spazio intimo. El Duende by Tablao Cordobes, in La Rambla 33, nel cuore di Barcellona, offre esattamente questa esperienza.
Nato dall’eredità del mitico Tablao Flamenco Cordobes, punto di riferimento della scena flamenca barcellonese dal 1970 e riconosciuto Miglior Tablao del Mondo 2025, El Duende è un flamenco bar intimo con una capienza di appena 120 posti. Da qualunque sedia siete vicini al palco: abbastanza da vedere in dettaglio le mani dei ballerini, sentire la vibrazione dello zapateado e cogliere ogni sfumatura della musica.
Gli spettacoli durano dai 50 ai 55 minuti e vedono in scena un cast rotante di sei o sette artisti di alto livello, da stelle affermate a talenti emergenti, così il cartellone cambia nel corso del mese e ogni serata è diversa dall’altra.
Il locale prende il nome dal concetto reso celebre da Federico García Lorca: il duende, quella forza misteriosa che trasforma la tecnica in pura emozione, il brivido che corre lungo la schiena quando un artista tocca qualcosa che va oltre il mestiere.
Con spettacoli tutti i giorni alle 19:00, alle 20:15 e alle 21:30, e una carta di cocktail pensata per accompagnare la serata, El Duende unisce l’autenticità di un tablao tradizionale all’atmosfera rilassata di un flamenco bar di stile.
I biglietti vanno dalla prima fila garantita della Zona Frontale ai posti più accessibili dell’ultima fila, e la maggior parte delle categorie include una bevanda durante lo spettacolo: vino, birra, sangria, cava o analcolico.
In ogni zona, inoltre, potete ordinare al bancone uno dei cocktail d’autore ispirati ai diversi stili del flamenco.
Le nacchere incarnano qualcosa di essenziale dell’arte spagnola: la capacità di trasformare i materiali più semplici in espressione profonda.
Due piccole conchiglie di legno o fibra, un cordoncino e dieci dita bastano per creare ritmi di una complessità e di un’emozione che tolgono il fiato. Dai mercanti fenici alle sale da concerto del Novecento fino ai tablaos della Barcellona di oggi, le nacchere hanno accompagnato la penisola iberica attraverso millenni di storia.
La prossima volta che sentirete quel rullo inconfondibile, saprete quanti secoli di tradizione porta con sé. E meglio ancora: venite ad ascoltarlo dove deve risuonare, dal vivo, da vicino, nella luce soffusa di un tablao di Barcellona, dove il duende è sempre in attesa.
Volete vivere il flamenco autentico a Barcellona? Prenotate i vostri biglietti per El Duende by Tablao Cordobes, in La Rambla 33, e scoprite perché quest’arte incanta il mondo da generazioni.