Gli strumenti tradizionali spagnoli: dalla chitarra flamenca al cajón

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La Spagna è uno dei paesi musicalmente più variegati d’Europa. Ogni regione custodisce il proprio suono: le cornamuse risuonano tra le colline verdi della Galizia, flauti e tamburi accompagnano i ballerini nei Paesi Baschi, e in Andalusia la chitarra piange e tuona sotto una voce flamenca.

Conoscere gli strumenti tradizionali spagnoli è uno dei modi più piacevoli per conoscere la Spagna stessa, perché ogni strumento racconta una storia di migrazioni, di artigianato e di festa.

In questa guida passiamo in rassegna gli strumenti musicali più iconici del paese, spieghiamo come funzionano e da dove vengono, e vi diciamo dove ascoltarne parecchi dal vivo, su un unico palcoscenico, in un intimo locale flamenco di Barcellona.

La chitarra spagnola: il grande dono del paese alla musica mondiale

Se la Spagna ha regalato uno strumento al mondo, quello strumento è la chitarra. La chitarra classica moderna ha preso la sua forma definitiva nella Spagna dell’Ottocento, soprattutto grazie al liutaio Antonio de Torres, i cui progetti a partire dagli anni Cinquanta di quel secolo hanno fissato le proporzioni, l’incatenatura a ventaglio e le dimensioni della cassa che praticamente tutte le chitarre classiche e flamenche seguono ancora oggi.

Nella famiglia della chitarra spagnola, due sorelle meritano una presentazione a parte.

La chitarra classica è costruita per il calore e il sustain, di solito con fasce e fondo in palissandro. È la voce di compositori come Francisco Tárrega, i cui «Recuerdos de la Alhambra» restano tra i brani più amati mai scritti per lo strumento, e di virtuosi come Andrés Segovia, che ha portato la chitarra spagnola nelle grandi sale da concerto del mondo.

La chitarra flamenca le somiglia nell’aspetto, ma si comporta in modo diverso. Costruita tradizionalmente con fasce e fondo in cipresso, è più leggera, più brillante e più percussiva, pensata per farsi strada tra canto, ballo e palmas in una sala affollata.

I chitarristi flamenchi usano tecniche che nel repertorio classico si sentono di rado: il rasgueado, una pennata rapidissima in cui le dita si aprono a ventaglio sulle corde; il golpe, un colpo sulla placca protettiva che trasforma la chitarra in un tamburo; e il picado, scale fulminee eseguite con un attacco tagliente.

Maestri come Ramón Montoya, Sabicas, Paco de Lucía, Manolo Sanlúcar e Vicente Amigo hanno portato la chitarra flamenca dal ruolo di accompagnamento a un’arte solistica ammirata in tutto il mondo.

Le nacchere: percussione millenaria nel palmo della mano

Le nacchere, o castañuelas, sono tra gli strumenti più antichi che ancora risuonano sui palcoscenici spagnoli. Due conchiglie appaiate, di legno duro o di moderna fibra composita, si fissano ai pollici con un cordoncino e si percuotono con le dita, producendo di tutto: dal singolo schiocco secco a rulli abbaglianti.

La loro storia risale a migliaia di anni fa, al Mediterraneo antico, e ai Fenici viene generalmente attribuito il merito di averne portato le prime versioni nella penisola iberica.

Le nacchere animano le danze popolari di tutta la Spagna, dalla jota aragonese alle sevillanas andaluse, e sono entrate nel flamenco stilizzato e nella danza classica spagnola nel corso del Novecento grazie a interpreti leggendarie come La Argentina e Lucero Tena.

Ogni paio comprende una conchiglia dal tono più acuto, la hembra, suonata dalla mano destra per il dettaglio più fine, e un macho dal tono più grave sulla sinistra, che scandisce il battito.

Guardare una ballerina scatenare cascate di ritmo con le nacchere mentre esegue una coreografia completa resta uno degli spettacoli più impressionanti della scena spagnola.

Il cajón: la cassa che ha conquistato il flamenco

Il cajón dimostra che le grandi tradizioni continuano a evolversi. Questa semplice cassa di legno, suonata da un musicista che vi siede sopra percuotendone la tavola frontale, è nata tra le comunità afroperuviane della costa del Perù.

Il suo arrivo in Spagna ha una storia d’origine precisa e famosa: alla fine degli anni Settanta, il chitarrista Paco de Lucía scoprì lo strumento durante un viaggio in Perù e lo portò a casa, convinto che il suo suono secco e scattante fosse perfetto per il ritmo flamenco.

Aveva ragione. Nel giro di una generazione, il cajón è diventato la percussione standard del flamenco, adottato così a fondo che oggi molti lo credono spagnolo da sempre. I cajones flamenchi moderni montano spesso corde di chitarra o cordiere interne a contatto con la tavola, che aggiungono un ronzio simile a quello di un rullante.

Nei tablaos di oggi, il suonatore di cajón si aggancia al gioco di piedi del ballerino e alle palmas, spingendo bulerías e tangos con un groove irresistibile.

Le palmas: lo strumento che tutti portiamo con noi

Può sembrare curioso includere il battito delle mani tra gli strumenti della Spagna, ma nel flamenco le palmas sono esattamente questo: un’arte percussiva precisa, che si studia e si affina.

Gli interpreti distinguono tra palmas claras, battiti squillanti e taglienti che attraversano i passaggi più forti, e palmas sordas, battiti attutiti a mani ricurve, usati sotto il canto perché la voce resti sempre in primo piano.

I bravi palmeros padroneggiano i cicli ritmici di ogni stile flamenco e intrecciano controritmi, i cosiddetti contratiempos, attorno alla pulsazione principale.

A uno spettacolo dal vivo, osservate gli artisti che in quel momento non stanno né ballando né cantando: le loro mani lavorano quasi sempre, costruendo l’architettura ritmica che tiene insieme tutto.

Insieme al jaleo, le grida di incoraggiamento come «olé» ed «eso es», le palmas trasformano l’intera compagnia in un unico organismo ritmico.

Lo zapateado: quando chi balla diventa percussionista

Il flamenco aggiunge un ulteriore strumento a percussione che non compare in nessun inventario: i piedi di chi balla. Lo zapateado, il rapido gioco di piedi percussivo della danza flamenca, si esegue con scarpe fatte apposta, le cui suole e i cui tacchi sono rinforzati con decine di piccoli chiodi.

Sul palco di legno di un tablao, un ballerino esperto produce rulli, accenti e raffiche di ritmo usando soltanto tacco, pianta e punta.

Ecco perché nel flamenco il palcoscenico stesso conta così tanto. La parola tablao viene da tablado, pedana di legno, e un vero pavimento flamenco è costruito per risuonare. In un locale intimo, le vibrazioni dello zapateado si sentono nel petto, un’esperienza che nessuna registrazione può trasmettere.

Tesori regionali: la Spagna oltre il flamenco

La tradizione musicale spagnola va ben oltre l’Andalusia, e diversi strumenti regionali meritano un posto in qualunque panoramica.

La gaita galiziana è la cornamusa del nordovest celtico della Spagna. Con il suo chanter conico e il suo bordone, la gaita guida feste e processioni in tutta la Galizia e nelle Asturie, e i suoi virtuosi moderni l’hanno portata sui palcoscenici internazionali.

Il txistu è un flauto basco a tre fori che si suona con una mano sola, mentre l’altra percuote un piccolo tamburo chiamato tamboril. Così un unico musicista può fornire melodia e ritmo alle danze tradizionali.

La bandurria e il liuto spagnolo sono strumenti a corde pizzicate, con cori doppi e cassa a forma di pera, protagonisti delle rondallas e delle tunas. Se avete mai visto studenti universitari in mantello tradizionale fare serenate nelle piazze spagnole, conoscete già il luccichio brillante della bandurria.

Il timple è la piccola chitarra a cinque corde delle isole Canarie, cugina dell’ukulele, la cui voce allegra definisce la musica popolare canaria.

La dulzaina, un oboe popolare diffuso in Castiglia, a Valencia e in Aragona, buca le feste di paese con il suo suono ardito ad ancia, quasi sempre in coppia con i tamburi.

Ognuno di questi strumenti ancora l’identità della propria regione, e tutti insieme spiegano perché le feste spagnole suonano così diverse da una provincia all’altra.

Ascoltate gli strumenti spagnoli dal vivo in uno spettacolo di flamenco a Barcellona

Leggere di strumenti è un buon inizio. Sentirli dialogare dal vivo appartiene a un’altra dimensione, e il flamenco offre il contesto più ricco per farlo: chitarra, voce, palmas, cajón, zapateado e, a volte, nacchere, tutti in conversazione in tempo reale su un unico piccolo palco.

A Barcellona, uno dei posti migliori per viverlo è El Duende by Tablao Cordobes, in La Rambla 33, nel cuore della città.

El Duende porta avanti l’eredità del Tablao Flamenco Cordobes, punto di riferimento del flamenco a gestione familiare dal 1970, riconosciuto Miglior Tablao del Mondo 2025.

Il locale è un flamenco bar intimo di appena 120 posti: sedete abbastanza vicini da vedere la mano destra del chitarrista sfocarsi in un rasgueado, seguire le palmas che si scambiano i ritmi e sentire ogni colpo di zapateado attraverso il pavimento.

Gli spettacoli si tengono tutti i giorni alle 19:00, alle 20:15 e alle 21:30, durano dai 50 ai 55 minuti e vedono in scena sei o sette artisti in un cast che ruota di continuo, mescolando nomi affermati e talenti emergenti.

Il check-in apre appena 10 minuti prima dell’inizio, così incastrare lo spettacolo in qualunque serata barcellonese è semplicissimo. La maggior parte delle zone include una bevanda durante lo spettacolo (vino, birra, sangria, cava o analcolico), e la Zona Frontale garantisce posti in prima fila.

In ogni zona, inoltre, potete ordinare al bancone uno dei cocktail d’autore ispirati ai diversi stili del flamenco.

Per concludere: un paese che si può ascoltare

Gli strumenti della Spagna disegnano una mappa viva del paese. La gaita porta le brume della Galizia, il txistu riecheggia per le valli basche, il timple regala il sole delle isole, e al sud la chitarra, il cajón, le palmas e i piedi di chi balla si ritrovano ogni sera per celebrare quel rito chiamato flamenco.

Alcuni di questi strumenti sono millenari, altri sono arrivati da lontano, altri ancora sono semplici come due mani che si incontrano, e tutti restano gloriosamente vivi.

Il modo migliore per apprezzarli è anche il più antico: sedersi in una piccola sala, ordinare da bere e lasciare che dei musicisti a pochi metri di distanza vi facciano sentire come suonano secoli di mestiere e di passione spagnoli.

Volete ascoltare gli strumenti della Spagna dal vivo? Prenotate i vostri biglietti per El Duende by Tablao Cordobes, in La Rambla 33 a Barcellona, e vivete da vicino la chitarra, le palmas e il ritmo del flamenco.